Questo articolo contiene alcune indicazioni precise in risposta alla domanda:

“Come faccio a trovare lavoro nel fundraising?”

Sai che non amo le cavolate e le approssimazioni, per cui troverai nulla del tipo “Presentati bene, aggiusta il CV etc etc”. Prenditi il tempo di leggere questo post (magari stampalo, sottolinea, annota di fianco e tra le righe…), perché troverai varie dritte, in particolare se ti rivedi in una di queste situazioni:

Ma anche se non ti rivedi in nessuno di questi profili, questa lettura potrà esserti d’aiuto…

Partiamo con un quiz! Domanda:

“Qual è la cosa più importante per vendere tanti panini?”

Quale hai scelto? In ogni caso, hai preso la risposta sbagliata, perché la risposta corretta é… la

Risposta 4: trovare una folla affamata!

Questo quiz-storiella se l’è inventato Gary Halbert, uno dei grandi nonni del marketing mondiale.

Gary era un furbo: come tutti i grandi comunicatori, aveva capito che per ottenere grandi risultati, basta insistere su concetti e metodi semplici.

E infatti la “metafora dei panini” è davvero illuminante, proprio perché è molto semplice e si rifà a una verità oggettiva: quando hai fame per davvero, più di tutto ti importa di mangiare! Se senti i morsi della fame, non ti interessa deliziarti il palato e neanche ti metterai a fare lo schizzinoso.

Cosa centra questo col titolo di questa mail, cioè in che modo tutto questa ha a che fare col trovare lavoro nel fundraising?

Sai, una delle domande che mi viene fatta più di frequente è:

“Visto che voglio lavorare nel fundraising, come faccio

a trovare dei clienti, o un’organizzazione che mi voglia?”

La mia risposta tipicamente è: “Non c’è una risposta pronta, però tieni conto che siamo in un periodo molto promettente per trovare lavoro nel fundraising“.

Ma se i giornali non fanno che parlare di crisi e strage economica (e per carità, ci siamo dentro), allora perché dico che
questo periodo per cercare lavoro nel fundraising è buono?

Beh, perché (se vuoi, purtroppo!) c’è una folla sempre più affamata che cerca di saziare la sua fame di fondi, di visibilità e di volontari.

Questa folla in Italia è formata dalle 300.000 (e più) organizzazioni non profit che hanno questi tipi di fame (dal livello 1 – fame leggera al livello 5 – sto morendo di fame!!!):

Livello 1 – “ho voglia di provare qualcosa di nuovo”:

questa non è proprio fame, è più voglia di qualcosa di buono :). E’ il caso di quelle organizzazioni che hanno una stabilità economica data da altre fonti di entrata e che intuiscono che il fundraising possa aiutarle a crescere ancora (esempio tipico: le cooperative sociali. Moltissime stanno molto bene in piedi con l’attività commerciale e le convenzioni, ma per moltissime il fundraising è comunque una frontiera inesplorata…)

Livello 2 – languorino:

ce l’hanno tutte, perché tutte potenzialmente possono raccogliere donazioni. Tutte? Si, tutte (anche se poi non tutte possono offrire agevolazioni fiscali vantaggiose ai donatori, ma è un altro discorso… idem: tutte hanno fame, ma non è detto che tutte siano “in grado di”.)

Livello 3 – acquolina in bocca:

ce l’hanno le organizzazioni che stanno già facendo raccolta fondi, sanno di poterla fare meglio e all’orizzonte intravedono nuove appetitose possibilità… (pensa ad esempio ad un’associazione di cooperazione internazionale che in un anno raccoglie già 200.000€ e che si interessa sempre di più al crowdfunding, ai lasciti…)

Le organizzazioni che stanno in un livello compreso tra 1 e 3 sono potenzialmente buone clienti o buoni datori di lavoro, soprattutto nel livello 1 e 3 (il 2 no, perché di solito è un pubblico non qualificato).

Andiamo allora avanti con i livelli di fame (occhio adesso):

Livello 4 – buco nello stomaco:

le organizzazioni possono avercelo per due motivi:

Dal 18 al 20 ottobre c’è la Masterclass “Come diventare consulente di fundraising”. Se fare il consulente di raccolta fondi è il percorso professionale che stai valutando, allora clicca qui per scoprire il programma… è OTTIMO. PS: tra i relatori ci sono anche io.

Livello 5 – fame da lupi:

è un tipo di fame interessantissimo ma anche rischioso, perché anche qui ci sono più situazioni tipiche, di organizzazioni:

Con le organizzazioni sui livelli 4 e 5 è piuttosto facile iniziare a lavorare.

Quando vai nell’uno a uno, ovviamente dovrai capire anche:

Non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma grossomodo il quadro è questo.

La folla (ti ricordo: sono almeno 300.000!) delle organizzazioni non profit italiane insomma ha fame per tante ragioni. Tra cause della fame e opportunità per te, chiudo con questo elenco:

Insomma, la partita del fundraising e del lavoro nel fundraising è aperta!

E’ un gioco complesso, molto in certe sue parti, ma per chi sa giocare le mosse giuste, le prospettive di ritorno sono ottime.

Spero davvero di averti reso servizio in qualche modo, perché ti sia un poco più facile fare le tue scelte nel campo del lavoro nel non profit!

– Riccardo Friede –

PS: di quanto hai trovato in questo post e (MOLTO di più) parlerò durante la nuova edizione della Masterclass: Diventare consulente di fundraising che a metà ottobre terrò nella capitale assieme alla Scuola di Roma di Fundraising. Sono convinto che chi fa chiarezza per sè adesso, lavorerà bene nel fundraising del domani e del futuro prossimo.

La consulenza può essere una via, ma comunque la prima regola per muoversi nel mercato del lavoro anche come fundraiser interno è conoscere il territorio su cui ti muovi. Per questo, dai un’occhiata seria su http://www.scuolafundraising.it/formazione-fundraising/fund-raising-corsi/masterclass-fundraising/ (e fai presto, perché i posti sono pochi e stanno andando a ruba).

PPS: di quanto hai trovato in questo post, fai pure l’uso che vuoi. In ogni caso, se lo trovi utile, ti invito a condividerlo con altri che pensi siano sullo stesso punto del tuo percorso lavorativo!

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