Una lotteria da 25000 biglietti in una valle di 30000 abitanti? Intervista a Francesco Tosato – 1/2

Francesco Tosato ha 28 anni. Abita a Carmignano di Brenta – Padova – e da un anno abita in un appartamento a Badia Calavena – Verona – dove ha sede la Cooperativa Sociale Monteverde che si occupa di servizi socio-assistenziali per persone con disabilità, servizi di assistenza domiciliare per anziani e persone in stato di bisogno, servizi per minori e l’infanzia e laboratori lavorativo-riabilitativi.

Francesco è un giovane fundraiser, anzi, un gran bravo giovane fundraiser. Ci siamo incontrati al primo incontro del gruppo Triveneto Assif e pochi giorni fa ci siamo presi un’oretta per chiacchierare della sua attività di fundraising. Ero rimasto colpito da un aneddoto raccontato da Luciano Zanin: Francesco è “the man” dietro una lotteria che ha venduto 25.000 biglietti in una valle di 30.000 abitanti! Tante piccole e medie organizzazioni non profit fanno lotterie (tu ne hai mai fatta una?), ma quante riescono a farle così?! 

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Professione fundraiser: ti racconto la mia …e Beppe la sua!

Fra i buoni propositi per il 2012 che ho appeso al muro del soggiorno/ufficio c’è scritto: “differenziare il mio lavoro nel fundraising“, “imparare il più possibile” e “cogliere, sviluppare e condividere ogni occasione“. Dal mix tra questi propositi e il bel programma di orientamento al lavoro nel non profit di Socialidarity è nato un seminario [ Leggi tutto ]

Spunti per un’antropologia minima del dialogatore diretto

Da qualche giorno, grazie alla segnalazione di Francesco Fortinguerra, in alcuni blog italiani sul fundraising (in particolare grazie al contributo di Elena Zanella e alla sana provocazione di Massimo Coen Cagli) e nei gruppi dedicati alla raccolta fondi di Linkedin e Facebook imperversa il dibattito sul dialogatore/piazzista/vu’ cumprà di buone cause, il simbolo del fundraising per il “cittadino medio” che neanche tanto di rado si trova a incrociarlo per strada.

A scopo di criticare, ironizzare e riflettere, condivido con te alcuni spunti per definire un’antropologia minima del dialogatore diretto. Ma perché, ti starai chiedendo? Perché da giovane e magari tuo coetaneo ho fatto le mie esperienze di dialogo diretto, sono stato fermato tante volte per strada con più o meno garbo e stile, ma soprattutto perché sento una forte acidità di stomaco quando penso

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