Quando la raccolta fondi passa da Facebook

Quando la raccolta fondi passa da Facebook

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Articolo della chef du fund Roxana Olariu. Grazie!


Per la serie #fundraisingall’improvviso cosa c’è di più improvviso dello scorrere una pagina social media e imbattersi in una campagna di fundraising? Sicuramente è capitato a tutti di vedere quell’amico che compie gli anni oppure quell’organizzazione che ha in ballo un’iniziativa… questo è l’argomento di oggi: imbattersi nel fundraising su Facebook.

Con oltre 2,9 miliardi di utenti attivi mensilmente a livello globale, Facebook fornisce un valore smisurato alle organizzazioni (di qualsiasi taglia esse siano) in termini di aumento della consapevolezza, di community engagement e chiaramente di raccolta fondi.

Dal 2015, anno in cui Facebook ha aperto alla possibilità di avviare raccolte fondi, ha supportato privati e organizzazioni non profit nel raccogliere oltre 5 miliardi di dollari

Interessante notare come tra i molti dati raccolti, Facebook abbia evidenziato alcuni trend già conosciuti – come ad esempio il fatto che la percentuale di donatrici (64%) raddoppia la percentuale di uomini (36%) considerata la totalità dei fondi raccolti (The NonProfit Times, 2021).

Ma ecco l’inghippo. Nonostante le notevoli capacità di fundraising della piattaforma, sappiamo che il 99% dei ricavi di Facebook derivano da pubblicità. Maggiore è il coinvolgimento degli utenti e maggiori sono le informazioni che possono essere minate e monetizzate. Vi è una genuina preoccupazione attorno a questi fattori che fanno dubitare delle intenzioni di Facebook di contribuire a rendere il mondo un posto migliore, ma vedono questo sempre più ampio raggio di azione come uno strumento per raccogliere e vendere ancor più informazioni.

Ulteriori critiche mosse da alcune organizzazioni non profit, sottolineano come l’algoritmo di Facebook scelga di promuovere alcuni contenuti piuttosto che altri sulla base dei propri criteri, anche questi poco chiari. Nel 2021 un gruppo di oltre 50 organizzazioni non profit hanno dato vita al movimento HowToStopFacebook.org poiché sostengono che la piattaforma sia pericolosa per i bambini, che minacci la democrazia e che esasperi le discriminazioni.

Ricapitolando…se il desiderio di un’organizzazione di raccogliere fondi passa da Facebook che offre la possibilità di raggiungere target irraggiungibili e percorrere strade impercorribili, qual è allora il costo da pagare? La risposta ricade sul prezzo pagato in privacy e dati dei nostri donatori. In altre parole: per noi (organizzazione) non ci sono costi né spese da sostenere nell’attivare una campagna su questo canale, perché il guadagno della piattaforma deriva dalle informazioni che le abbiamo fornito sui nostri donatori.

 

D’altronde se le ipotesi veicolate negli ultimi giorni che Meta possa chiudere Facebook e Instagram in Europa si avverassero (Il Sole 24 Ore, 2022), ci risolverebbero il dubbio di scegliere o meno se utilizzare la piattaforma come strumento di raccolta fondi. Ma pare proprio che non stia per succedere…

E mentre qui versa un po’ di scetticismo sul futuro del fundraising sui social media a causa della moralità dei dati macinati, c’è chi indubbiamente ci crede e sviluppa applicativi per aumentare le potenzialità della raccolta fondi su Facebook come Give Panel e chi apre alla possibilità di espandersi su nuovi canali come TikTok tramite Tiltfy. Intanto Meta ha dato vita a Social Impact offrendo letteralmente un supporto alle non profit e fornendo strumenti per raggiungere i propri obiettivi di impatto sociale, far crescere la propria community (e questo già lo sapevamo) ma anche favorire il cambiamento. E per questo ultimo punto Meta for Business – Facebook Blueprint offre addirittura un corso intitolato Come ispirare azioni volte al cambiamento (traduzione italianizzata poichè la versione inglese sarebbe “How to raise money to fight injustice”). 

Forse non ci compete entrare nel merito di cosa sia giusto e cosa no.

Ma forse ci conviene essere scettici sulle informazioni di cui ci circondiamo.

E forse la conclusione vien da sé: Facebook è uno strumento potentissimo che apre infinite possibilità e potenzialità. Da usare con moderazione.

Immagine Financial Times, 2021

Lettura consigliata: 11 trends in Philanthropy for 2022, Dorothy A. Johnson Center

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