Buttare il cuore oltre l’ostacolo: una questione di fiducia

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Articolo dello chef du fund Giacomo Molinari. Grazie!


Vi capita mai di pensare mai all’amicizia?

A me si, spesso.

Nel caleidoscopio incasinato che compone le nostre vite sapere di poter essere importanti per qualcuno e di ricevere in cambio affetto, fiducia, la giusta dose di leggerezza e disponibilità all’ascolto è un dono prezioso, una piccola gemma da custodire con attenzione; suona malinconico e probabilmente melenso ma è tanto più vero per chi, come i fundraisers, ha deciso di fare della cura della relazione col prossimo una professione.

Vuoi perché in preda a questi pensieri, vuoi perché io e la mia ragazza ci siamo sparati in due sere quel capolavoro generazionale di “Strappare lungo i bordi” (mannaggia a te Zerocalcare e al pugno nello stomaco che regali a noi trentenni alla deriva), fatto sta che sabato mattina ho deciso di cambiare i piani editoriali che prevedevo per questo articolo, ho preso il telefono e chiamato Matilde; ovvero la giovane, combattiva ed energica presidente dell’associazione “21Marzo” di Verbania (VB), titolare dello spazio giovani della città, il “Kantiere”.

Breve nota biografica: quel posto è stato al centro della mia vita per molto, molto tempo.

Precisamente dal settembre del 2012, quando l’allora piccola e semisconosciuta “21Marzo” (una banda di pirati di provincia che in quel periodo avevo l’onore di presiedere) decise di lanciarsi nella sfida del rilancio pubblico di uno spazio in declino; un luogo mitico per la città, l’unica sala prove degna di questo nome allestita nel raggio di chilometri, un salone perfetto per i concerti, un banco bar ricavato da quattro barili industriali ridipinti con un asse di legno bianco inchiodato sopra e tanta, tanta fantasia.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti: la mia generazione è cresciuta nelle mille avventure strampalate vissute in quelle quattro mura, ci ha messo passione e sudore, buttato notti a progettare universi e avvicinato una nuova leva di giovani decisi (come recita il motto riportato sulle tessere dell’associazione) a fare in modo che quella piccola città di provincia “non ci morisse fra le braccia”.

Fra di loro c’era proprio Matilde Zanni, la quale nel 2018 ha deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo e assumere – in compagnia di un’ottima squadra – la presidenza dell’organizzazione.

L’occasione per la telefonata deriva, oltre che dalle mie elucubrazioni filosofiche e dalla voglia di sentirsi, da un importante riconoscimento assegnato al lavoro dell’associazione: il Kantiere infatti è stato appena premiato nell’ambito di “Civic Places”, una campagna promossa da Fondazione Italia Sociale insieme a SEC Newgate, Touring Club Italiano e SkyTg24 destinata a trovare e valorizzare i “luoghi civici più attivi e inclusivi d’Italia”. Un riconoscimento importante per una realtà dall’esperienza relativamente giovane, dove l’età media si aggira intorno ai vent’anni e che sta costruendo la sua strada nel complicato mondo del Terzo Settore.

Matilde risponde al quinto squillo, col tono argentino che la caratterizza: l’intervista scorre serena e le chiedo da dove è nata l’idea di candidarsi a Civic Places.

“In realtà è una storia divertente” mi risponde ridendo “con una versione ufficiale e una…ufficiosa.

La nostra associazione si rapporta con la gestione dello spazio giovani da parecchi anni a questa parte: grazie alla possibilità di avere una sede abbiamo potuto iniziare a strutturarci, crescere in modo più organizzato arrivando a coinvolgere più di una cinquantina di ragazzi attivi su tematiche differenti: il protagonismo giovanile, la cittadinanza attiva, la tematica ambientale, l’attivismo lgbtqi+… muovendoci però dai nostri pilastri principali, l’antimafia sociale e l’organizzazione di eventi artistico/musicali per il territorio.

Grazie a questi interessi diversificati abbiamo iniziato ad animare reti differenti e proprio da una di queste (figlia di un progetto sostenuto da Compagnia di San Paolo) è arrivato il primo contatto con la proposta di Civic Places: due mail in settembre, subito girate al consiglio direttivo dell’associazione e immediatamente…dimenticate! Sai com’è, eravamo presi da mille cose…

Ma poi è arrivata un’altra mail, questa volta dalla dottoressa Chiara Fornara, responsabile territoriale del Consorzio dei Servizi Sociali, che spingeva noi e i responsabili di altri luoghi civici della città a candidarsi.

A quel punto abbiamo deciso di compilare il modulo, fidandoci del consiglio di chi da tanti anni lavora alla tessitura di reti sociali in città: e buh, ne è uscito un form molto umano, che in qualche modo ha convinto la commissione giudicante!”.

Una forte rete locale dunque, in grado di segnalare le occasioni giuste al momento giusto: un valore aggiunto (relazionale, fiduciario) in grado secondo Matilde di “dare la giusta spinta e la giusta carica: è il parere di una persona esterna, che ti guarda e ti dice “mi fido di voi, siete le persone giuste per provarci!”.

Alle orecchie di un buon fundraiser saranno scattati mille campanelli: non è forse questa la relazione che cerchiamo di stabilire col nostro donatore? Quel rapporto di reciproca stima che ti può mettere nella condizione di ricevere il giusto pallone, se qualcuno crede in te al punto da passartelo e mandarti in porta?

“Onestamente non pensavo che saremmo arrivati da qualche parte” continua Matilde “abbiamo preparato i documenti col cuore, durante una serie di viaggi in treno da e per Milano, citando Calvino all’interno di un freddo form, ma siamo troppo piccoli e pensavo che altre organizzazioni – più strutturate, più grandi – avrebbero ricevuto il riconoscimento. Fino al momento in cui una socia dell’associazione, ex componente del CDA, mi invia su whatsapp lo screenshot di un articolo di SkyTg24 che dice che abbiamo vinto, siamo stati selezionati!

La comunicazione era arrivata anche sulla mail dell’associazione, ma finendo nello spam e restando di conseguenza non letta per giorni e giorni!”

Passata la confusione iniziale è subentrata la gioia: “un momento di emotività collettiva a livelli inimmaginabili, per noi che ci consideriamo una piccolissima realtà dispersa nel Nord Italia. Una vittoria che abbiamo subito voluto condividere con l’assessore alla cultura della città, Riccardo Brezza, ex “ragazzo del Kantiere” che anche grazie a quell’esperimento civico ha maturato la scelta di mettersi a servizio della città.”

La lista dei soggetti vincitori, oltre che venire pubblicata sui canali di Sky, è stata anche consegnata al Presidente Mattarella come testimonianza dell’esistenza di questa rete di palestre civiche diffuse sul territorio nazionale.

E adesso, cosa succederà? Quali saranno i prossimi passi, successivi alla notifica della selezione?

“Bella domanda: ci stiamo sentendo con lo staff di Civic Places per capire cosa succederà. Verranno organizzati una serie di appuntamenti per dare visibilità a questi spazi, sia a livello nazionale che a livello locale: da momenti dedicati in pompa magna fino a dettagli come la cartellonistica stradale con le indicazioni per raggiungerci e il marchio Civic Places, una piccola vittoria dopo anni passati a chiedere l’affissione di un segnale che indicasse come raggiungerci!”

Matilde ha la grinta di una ventenne e la competenza di chi sa di cosa sta parlando: l’energia che trasmette al telefono è contagiosa e ci aiuta a portare il discorso sul tema della raccolta fondi.

Si fanno cose belle, si ottengono riconoscimenti, si cambia davvero la vita delle persone…tutto questo in che modo parla a chi si occupa di sostenibilità delle strutture?

“Pensiamo tutti i giorni a come sostenere il nostro lavoro; siamo quasi tutti volontari, ma mandare avanti una macchina come la nostra richiede tempo ed energia. Me ne accorgo adesso, che per lavoro ho iniziato a collaborare con una realtà milanese che si occupa di progettazione sociale: stare all’interno di un percorso, vederlo nascere, condividerlo con persone che come te aspirano allo stesso sogno, ti da sicuramente una marcia in più anche per parlare agli altri e convincerli a supportarti.

Non basta solo scrivere bene, saper usare il giusto tono, immaginare la giusta grafica: sono cose che aiutano ma applicarle ad un percorso in cui credi ti da una carica che fa la differenza, la stessa che ti porta a fermarti in una riunione fino alle due di notte per decidere quale rotta seguire e quali progetti costruire.

Si tratta di un mestiere diverso…ti da una forza che altri non hanno. Lo abbiamo visto con la nostra nuova campagna per il 5*1000, sperimentata quest’anno, che speriamo dia i suoi frutti”.

La nostra chiacchierata volge al termine.

Saluto Matilde, ringraziandola e appuntando mentalmente la data della sua prossima discussione di laurea, magistrale all’Università degli Studi di Torino.

Mentre trascrivo le note da utilizzare per l’articolo, mi fermo a riflettere…a volte è davvero solo questione di fiducia.

In noi stessi, nelle persone intorno a noi e in noi da parte loro.

Forse è questa la più grande lezione che, da fundraiser, possiamo trarre da questa storia: non esiste montagna che non possa essere scalata quando hai una buona idea, la faccia tosta per provare a realizzarla e la capacità di coinvolgere e valorizzare le reti intorno a te.

Troveremo sempre sulla nostra strada delle sfide che ci sembreranno ardue, oltre il nostro limite, destinate a un gioco da “grandi”; starà a noi saper valutare serenamente quelle che si troveranno proprio al di fuori della nostra portata (per il momento…) e quelle che invece si potrebbero rivelare abbordabili, con un pizzico d’ingegno e sana, determinata follia.

Trovando negli altri la forza di gettare il cuore oltre l’ostacolo.

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